Il secondo Seicento francese, il barocco nelle sue volute curvilinee che diventa apparentemente indomabile, la ribellione alla forma e alla misura, un vespaio di suoni, un isterismo contorsionista di violini vivaldiani. Se questi orecchini fossero stati costruiti ascoltando una musica sarebbe l’Inverno da le Quattro Stagioni, se fosse un giardino sarebbe Vaux-Le-Vicomte, sarebbe dare alla curva un senso, sarebbe tradire la compostezza in favore della bellezza, scegliere consapevolmente di eccedere. Una bellezza presuntuosa, un tripudio trionfale disinvolto la cui disinvoltura è tale da suscitare un catalogo di reazioni, dal sincero entusiasmo fino ad un sommesso brontolio di invidia.
Questi orecchini sono per noi la precisa corrispondenza tra il suono e la forma, tra il suono e un colore, il colore è quello lontanissimo delle kunziti. Pietre di misteriosa bellezza, di tale pieno punto di rosa da rendere incredulo lo spettatore, nel loro brillio l’Afghanistan, che nulla ha a che vedere con il mondo di Luigi XIV, con il Barocco e i suoi protagonisti, eppure siamo certi una tale magnificenza di luce sarebbe stata certamente apprezzata anche in quel tempo, soprattutto da quel gusto.
Se l’audacia fosse rappresentabile avremmo in questi mille rivoli in oro giallo 18 carati una sua miniaturistica rappresentazione e se è vero che l’audacia intimorisce solo chi non ammette che il bello spesso coincide con il sublime ed esalta a sua detrazione la compostezza e la misura per miseria d’animo, ecco costui sappia che qui la misura non è stata contemplata, qui si è cercata una perfetta corrispondenza tra lo scintillio feroce delle pietre e una cornice che fosse tale, come Andrè Le NĂ´tre cercò di tradurre le sue commesse nella pura magnificenza di un giardino, senza indugiare in un limite, senza frenare il desiderio all’orizzonte.
Questa favola barocca inventata quindi non è tale per dar spazio e forma all’autoelogio, al farci da soli un applauso idiota, o a sottolineare la nostra capacitĂ di dare senso di indosso a queste due pietre ma per riconoscere che ciò che si è visto resta dentro di noi e si riaccende all’occorrenza anche e soprattutto grazie ad un frangente, un brillio, lo spettacolo ridondante di luce di una pietra preziosa che da oggi adorna il volto di una cliente che ha saputo affidarci una commissione di tale precisa rispondenza tra animo e colore.
Ed io guardandoli ho pensato presuntuosamente tra me se anche Le NĂ´tre davanti alle sue distese di acqua, fiori e luce ha sentito lo stesso vibrante riverbero di bellezza suonare come un violino.

































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